Arrivederci 2016: Storia di un anno difficile e straordinario.

Caro 2016.
Sei stato un anno lungo, forse più di altri. Difficile. Mi hai donato tanto, senza regalarmi mai niente.

 

thug_life_jan17
Il tuo avvio è stato in sordina, avvolto dalle ore implacabili in ufficio, “vacanze lavorate” mentre il nuovo mondo intorno a me si divertiva a fare il Turista, ho celebrato con ritardo il tuo arrivo.

Workers’ NewYear Eve” lo chiamano qui in Paese, il capodanno dei lavoratori, arriva al termine dell’Epifania: quando i turisti tornano tutti a casa, e lo Staff è finalmente libero di festeggiare.
Esattamente un anno fa celebravo questa ricorrenza: benedivo l’Epifania “ che tutti i cittadini porta via” con l’illusione di sentirmi così più “local”, più “worker”, meno diversa, più INTEGRATA.

Questa è la parola con la quale ho scelto di avvolgermi durante il tuo tempo: in un inverno mai abbastanza freddo, rallegrato da qualche nevicata tanto attesa, e dal mio compleanno in quota sci ai piedi, tanto lavoro, il corso di Fotografia a Torino, con i miei mercoledì di rientro al contrario, dalla città alla montagna, gli amici in visita, le serate in allegria ma anche quelle difficili, fatte di solitudine, di nostalgie, di una convivenza che ha stentato a trovare il proprio equilibrio, di dubbi e perplessità rispetto alle mie scelte.

La Primavera: una solo “apparente” rinascita. Ho quasi toccato il fondo dell’amarezza: cosa succede in un villaggio di montagna al disgelo, quando le folle colorate di turisti lasciano il posto alla quiete dell’interiore e i contratti stagionali terminano, e tutto quello che era il tuo piccolo mondo quotidiano si dissolve fino al prossimo inverno?

INTEGRATA. Potevo dirmi tale? Ci ho provato. Nuovo dentista, il gruppo di Corsa in montagna, dove di 6 o 7 ragazze appassionate runners, alla fine son rimasta solo io alla terza lezione con l’istruttore, la palestra, le gite di sci alpinismo in tarda primavera, lo Sport a qualunque ora io gradissi, “ Tanto il lavoro me lo gestisco Io”, le fughe a Genova, cercando ristoro in quella che al momento è quanto di più vicino io possa definire alla “mia vera casa”.

Ho dovuto toccare il fondo lasciando andare, questa volta il freno a mano, e quindi la mia amata automobile, per ritrovare la forza di ricominciare con una nuova ME.
Caro 2016, finalmente un po’ di sollievo. Qualche bella notizia: vecchi contatti, nuovi progetti, il riaccendersi di quella scintilla professionale che sembrava sopita e che invece brillava forte più che mai.

Tra tutti svetta il “progetto dei progetti”, quello che avrebbe dovuto portare completezza a due vite confuse e interrotte come la mia, e quella di una nuova socia. Women Power. “ Lavoriamo per sport, non per hobby” ci siamo dette. Ma le belle promesse ed i repentini entusiasmi non sarebbero state sufficienti.

A un estenuante inverno e a una timida primavera è seguita una delle più incredibili estati della mia vita: la mia prima fiera da Freelance, le prime produzioni da seguire, il mio primo film alpinistico da seguire e lanciare, ma anche le gite in montagna, le notti in Land Rover, la scoperta dei dintorni d’Oltralpe, vecchie passioni riemerse, come l’Arrampicata e nuovi compagni di avventura.

Una grande amarezza per quelli che invece lungo il cammino sono stati persi, ho hanno deciso di perdermi. Portandosi via in un bel fagotto quanto loro ho trasmesso e donato. “arrivederci e grazie_: è stato bello, ma insieme non funzioniamo”. Sarebbe stato bello scoprirlo un po’ prima. Ma tu caro 2016, sei stato anche questo: l’Anno che finora mi ha aperto più gli occhi di tutto il mio personale Calendario della vita.

Nuovamente un Autunno: colori magnifici, intensi, abbaglianti montagne, solitarie montagne, silenziose, romantiche, inquiete, impietose nei giorni di grigio e di pioggia. La bellezza della Natura ci sovrasta senza tregua e non ha alcuna pietà, per chi come me non ha dato libero sfogo alla sua necessità ancestrale di viaggio, di esplorazione, di scoperta, di mare, di piedi nudi sulla sabbia.

E poi finalmente un altro Inverno: la mia stagione preferita. O quella che credevo lo fosse, in Montagna.
Per fortuna non ti sei fatto attendere troppo: Novembre mi ha donato domeniche libere e neve fresca da solcare, nuove consapevolezze, un Amore barcollante ma comunque presente su basi salde ed alcuni nuovi clienti, quelli che avevo sempre sognato. Ci hai messo un po’ Caro 2016, ma sembrava ti fossi messo in riga. Quella dritta.

Invece a te le cose dritte non piacciono, e sai che non resisto a voler raddrizzare tutto ciò che è storto, perciò non avevi ancora esalato l’ultima casella di calendario che, zac! Un bel furto al portafogli a Natale ed un febbrone con tosse per terminare col botto il tuo compito.
Quello di aprirmi gli occhi, le orecchie, il cervello ma soprattutto il cuore.
Ho capito in 366 giorni, grazie alle tue dure ma necessarie lezioni, che la prima Integrazione è quella che dobbiamo trovare in noi stessi e con noi stessi. Con i nostri bisogni, i nostri limiti, ma anche i nostri reali desideri. Ora ne ho esattamente 357 per imparare a conoscerli, amarli ed accettarli.

Flavia; Gran Sasso; quote

Arrivederci e grazie di tutto caro 2016.
Ma anche no.

One comment

  1. Chissà… forse il 2017 sarà un anno in cui condivideremo qualcosa… di sicuro chapeau per il tuo post

Lascia una risposta

Required fields are marked *.